Lunedi 17 luglio

SEBASTIANO TRINGALI
M.D.A. ENSEMBLE

 

 

Biglietti

Posto unico 12 euro | ridotto 10 euro

Prezzi al netto dei diritti di prevendita
Riduzione valida per spettatori under 26 e over 65

LA TEMPESTA


drammaturgia di Sebastiano Tringali
regia e coreografia Aurelio Gatti
con Sebastiano Tringali
e con Lucia Cinquegrana, Valeria Busdraghi, Paola Saribas
produzione Ass.ne Mimo Danza Alternativa – MDA Produzioni Danza

Una «tempesta» di emozioni che coinvolgono gli spettatori trasportandoli simbolicamente su quelle carrette del mare, immersi nel buio, in balia delle onde, dove gli attimi diventano l’eternità. Memorie di una vita vissuta mai abbastanza, interrotta dalla tempesta di ricordi che si mischiano inutilmente alle speranze. Un futuro negato. Il respiro silente del mare è filo conduttore della «Tempesta». La via del mare, la via della speranza, il nubifragio, la tempesta, la costa che è ancora lontana. La morte.
Ritrovare parallelismi, non lontani, tra poesia con la cronaca e l’attualità, non stupisce: così anche nel viaggio di un Grande Classico come l’Eneide, ci si incontra col tema dell’immigrazione: un gruppo di pagani che sfuggono da un’invasione vera e propria (la guerra dei Greci contro Troia), perpetrata con violenze di ogni genere fino ad operare una vera e propria sostituzione etnica.
L’Eneide inizia con una tempesta: e non una tempesta qualunque, ma un perfect storm virato sul mito, un’arci-tempesta in cui tutti i venti a disposizione di un dio intervengono a recare la maggior devastazione possibile. Quella tempesta rispecchia in fondo qualcosa che l’uomo/Enea ha dentro: è l’epifania di un punto di rottura interiore, e quel gridare dell’uomo/eroe è rivelante. Il mare, la sua vastità, il suo respiro… il silenzio che ne compete. Non più storie di uomini e il mare, ma l’emozione di un “Mare” non più vita, non più incontro o prospettiva. Un percorso di sola lirica e stupefazione in cui i ricordi si mescolano con la memoria presente e l’intuizione del tutto. L’attore così diventa il luogo e lo spazio di “Transito” di infinite vicende… mentre la danza respira l’immanenza di una vita desiderata e “mai più vissuta abbastanza”.