Stagione teatrale 2019

 

 

 

lunedì 26 luglio

Debora Caprioglio e Franco Oppini

 

 

 

 

Biglietti

Platea intero 23 euro | ridotto 21 euro
Gradinata intero 18 euro | ridotto 16 euro

Prezzi al netto dei diritti di prevendita
Riduzione valida per spettatori under 18 e over 65

 

 

 

ANFITRIONE
Debora Caprioglio Franco Oppini

con la partecipazione di
Barbara Bovoli Enzo Casertano Tonino Tosto

Suggestioni di luci e ombre dal vivo di
Silviombre Costumi Rocre

Traduzione adattamento e regia
Livio galassi

 

ANFITRIONE
(note di regia)

Dopo i due allestimenti di “CASINA”, uno con Mario Scaccia, l’altro con Lando Buzzanca, dopo “PSEUDOLO” con Paolo Ferrari e Giustino Durano, “Il VANTONE” con Paolo Ferrari e Ninetto Davoli, “TRUCULENTUS (La Marpiona)” con Anna Mazzamauro e Gina Rovere, “MERCATOR” con Antonella Elia, e i due allestimenti di “MENECMI”, uno con Franco Oppini, Mita Medici, Nini Salerno, il secondo con Tato Russo, ora fiorisce un altro Plauto, su un terreno frequentato.

Ora, dall’Olimpo, scendono sul palco gli dei a divertirci e coinvolgerci con la spudorata beffa che solo una divina perversione può escogitare, a danno dell’ignaro Anfitrione di cui Giove ha preso l’aspetto per sostituirsi a lui nel talamo nuziale accanto alla bella Alcmena; protetto dalla sadica complicità di Mercurio che ha assunto le sembianze del servo Sosia.

Ma quando Anfitrione ritorna vittorioso dalla guerra… E qui si scatena la sbrigliata fantasia di Plauto, magistralmente esaltata dal gioco dei doppi, degli equivoci, dello smarrimento di identità che ci conduce a contemporanee    alienazioni.

La    trama    si    complica, si contorce, si arrovella fino al più esilarante, inestricabile parossismo    che    solo    il    “deus    ex-machina”    riuscirà felicemente a dipanare.

Mi accosto a questo “ANFITRIONE” con lo stesso spirito con cui ho curato i precedenti: rispetto del testo plautino    –    fa    eccezione,    naturalmente,    la    riscrittura pasoliniana de “IL VANTONE” e quella partenopea de “I MENECMI”        di        Tato    Russo        –    ,    ricostruzione        delle    sue pirotecniche lessicali reinventando – per quanto possibile – le sue godibili sonorità, uno snellimento della trama a favore di una più diretta comunicativa, un dinamismo gestuale e recitativo che ripercorre le feconde intuizioni che, nate da Plauto, attraverso la Commedia dell’arte sono giunte fino a noi. Uno scoglio non da poco la perdita di circa trecento versi, e nel momento più significativo della commedia: l’incontro dei due Anfitrioni.

Aggrappandomi agli sporadici frammenti,    mi    sono    applicato    a    intuire,    più    che    nuovi dialoghi, l’esilarante alienazione che può nascere dall’incontro di tutti i doppi: quindi pochi efficaci dialoghi in funzione dell’analisi psicologica, della mimica, delle  attese    del  pubblico,    a  descrivere  teatralmente    uno smarrimento di identità collettivo – purtroppo perduto.
Sottolineo inoltre il cinico gioco di potere “di chi può”, che getta scompiglio e rovina nei destini umani;
in Plauto tutto si risolve felicemente, nella vita invece…

Livio Galassi

TRAMA:

Giove, preso d’amore per Alcmena, ha assunto le sembianze del marito di lei, Anfitrione, mentre costui combatte contro i nemici della patria.
Gli dà manforte Mercurio, travestito da Sosia; egli si prende gioco, al loro ritorno, del servo e del padrone.
Anfitrione fa una scenata alla moglie; e i due rivali si danno l’un l’altro dell’adultero.
Poi si scopre tutto; Alcmena dà alla luce due gemelli.
Ad uno dei protagonisti, il comandante dell’esercito tetano Anfitrione, mentre gli altri personaggi sono gli dei Giove e Mercurio, i mortalo Alcmena e Sosia, rispettivamente moglie e servo di Anfitrione.